CRONACA

17104Sulmona

L’inferno di Samuel



SULMONA. La sua è diventata una missione. Andare dai giovani studenti per raccontare la sua storia, una storia dolorosa e tragica condivisa con milioni di ebrei deportati nei campi di sterminio, una storia che oggi possono raccontare in pochi, perché ad averla vissuta ne restano sempre meno. Samuel Modiano torna a Sulmona sabato 13 dicembre per incontrare al cinema Pacifico i ragazzi dell’istituto comprensivo Vico con lo stesso spirito che sempre lo accompagna nei suoi viaggi per il mondo, quello di portare una testimonianza vivente di cosa vuol dire entrare all’inferno, sentirsi annientato e riuscire a sopravvivere, grazie ad un carico di patate. Il Modiano di oggi ricorda il Samuel di ieri, di quei giorni del 1938 trascorsi a Rodi, allora sotto il dominio italiano dove, bambino di appena otto anni venne espulso da scuola perché colpevole di essere ebreo: ricorda la paura, la povertà e la ‘vergogna’ di sentirsi diverso e, nel 1944 il calvario della deportazione. Un viaggio verso la morte per lui, il padre e la sorella, trasportati come animali sui treni dell’infamia, costretti a pregare per la salvezza, nascosta dietro un ‘cenno’ del medico nazista che alle selezioni decideva di mandarti verso ‘destra’, con gli idonei al lavoro o a sinistra verso la morte. Una salvezza da conquistare giorno per giorno, ora dopo ora, aggrappandosi alle parole pronunciate dal padre prima di morire: «Sami, tu sei forte, devi farcela. Ce la farai». E lui ce la fa; anche quando le forze lo abbandonano e pensa di farla finita, di lanciarsi su quel filo spinato che all’improvviso diventa l’unica via di fuga, fuga da una vita che tale non è più, da un inferno che non pensava possibile. Fino al momento di un’altra selezione, un altro cenno, questa volta verso le camere a gas. Ormai ridotti a scheletri, chiusi nelle finte docce in attesa della morte, Samuel e gli altri restano ore in un silenzio surreale. A salvarli l’arrivo di un treno carico di patate. «Bisognava scaricare le patate in fretta – ricorda Modiano – perché un altro treno della morte, carico di ebrei, attendeva il turno per arrivare alla rampa di Birkenau. Io e gli altri ci siamo guardati stupefatti: non era ancora il momento di morire». Dopo, l’arrivo della Armata Rossa, la liberazione e il tragico viaggio di ritorno verso casa. Una storia, quella di Modiano, che non a caso l’istituto Vico vuole raccontare in prossimità del Natale; per riflettere su quei valori di pace e rispetto del prossimo che, al di là dei diversi credi religiosi, dovrebbero sempre guidare il cuore degli uomini. «Noi custodiamo gelosamente la testimonianza di quest’uomo straordinario, uno degli ultimi sopravvissuti all’olocausto – spiega la professoressa Gelanda Martorella coordinatrice del dipartimento di Storia –, perché la storia non si insegna solo con i libri». e.piz.

postato il 13/12/2014

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