INCHIESTA

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E le stelle non stanno a guardare

Il voto delle politiche spacca in tre anche l’Abruzzo. Il Pdl resiste e vince, per il Pd è crisi profonda, mentre i grillini cambiano gli scenari nazionali, regionali e locali


Un vero terremoto. è questa l’interpretazione più obiettiva al risultato elettorale di domenica scorsa nel territorio del Centro Abruzzo. Il Pdl, che veniva dato in stato comatoso, consolida la sua forza in quasi tutti i centri maggiori e ripropone la sua candidatura a guidare la regione. Il Partito democratico non sfonda e conferma la sua debolezza nei centri maggiori (Pratola, Sulmona e Castel di Sangro). Il Movimento 5 stelle sta quasi dappertutto intorno al 25% e si candida come una forza decisiva in vista degli equilibri futuri. Un movimento che per il momento appare “acefalo”, senza capi riconosciuti sul territorio, ma si può stare certi che quanto prima i leader spunteranno come funghi. Al Senato, il Pdl si conferma il primo partito a Sulmona (27,5), Castel di Sangro (31,60), Introdacqua (30,16) e Raiano (26,21), quattro dei centri più importanti. Il Pd, dal canto suo, primeggia a Pescasseroli (33,72), Scanno (25,28), Popoli (32,84), Bussi sul Tirino (37,32), Campo di Giove (30,47). Vittoria e primato per il Movimento 5 stelle a Tocco da Casauria (26,61), Goriano Sicoli (27,13), Pratola Peligna (27,83). Alla Camera, nonostante oscillazioni di poche frazioni percentuali, la situazione sostanzialmente non cambia. Conferma per il Pd in Val Pescara (a Popoli, Castricone porta i Pd al 33,40%), così come a Pescasseroli (30,53). Il Pdl si conferma a Castel di Sangro (32,17) e Raiano (27,10) I grillini, invece, sfondano in molti centri. Pratola (30,56), Introdacqua (30,07), Sulmona (27,44). Un dato in controtendenza: Castelvecchio Subequo, infatti, fa registrare l’affermazione di Sel (34,43). Scarsa, salvo rare eccezioni, l’incidenza delle candidature peligne sull’esito elettorale dei partiti di appartenenza. Gli unici effetti visibili sono quelli di Paola Pelino, che regala al Pdl tre punti percentuali circa in più al Senato, Giovanni Salutari che, a Castelvecchio Subequo, alla Camera dei deputati, porta Sel ad essere il primo partito del paese, ed Emiliano Grassi che a Pescasseroli ottiene oltre il 14% nella Lista Civica per Monti. Scarsi gli effetti delle candidature di La Civita (con Rialzati Abruzzo a Sulmona), Alicandri Ciufelli (candidato al Senato per Rivoluzione Civile), Di Lello (con Fratelli d’Italia a Pacentro) e di Spagnuolo e Di Bacco (con Grande Sud a Roccacasale e Pratola Peligna). Il voto di domenica scorsa porta in parlamento tre-quattro personaggi legati al Centro Abruzzo. Paola Pelino passa dalla Camera al Senato. Un successo insperato, visto che alla vigilia nessuno era pronto a scommettere sul suo ritorno. Poi c’è Antonio Castricone, una elezione largamente annunciata, alla Camera per il Partito democratico. Castricone è di Popoli, ma la madre è di Raiano. Quindi la sua influenza politica può essere “spalmata” sull’intero territorio. Gianni Melilla, nelle fila di Sel alla Camera che frequenta spesso la nostra zona. E poi c’è la grillina Enza Rosetta Blundo, aquilana per residenza ed insediamento politico, ma nata a Castel di Sangro. La provincia dell’Aquila è quella più rosa, con tre parlamentari elette su quattro. Le donne, in tutto, sono 6 su 21. Il 28% degli eletti, certamente non una percentuale esaltante. Tra gli esclusi, tra l’altro, spicca Paola Concia, leader delle battaglie per i diritti civili, originaria di Avezzano, rimasta fuori per la inopinata sconfitta del Pd al Senato a vantaggio del Pdl. Una sconfitta che, tra l’altro, non sembra turbare più di tanto Stefania Pezzopane che, in un comunicato emesso martedì, ringrazia il “suo” elettorato, per averla indicata come senatrice del “suo” partito. Una “one woman show” al di sopra dei problemi di una coalizione, il centrosinistra, che sembrava avere la vittoria in tasca, ma ha dovuto fare i conti con la realtà completamente diversa. Al tramonto, invece, due militanti storici della politica Abruzzese, entrambi del Partito democratico. Per Franco Marini, che in fondo non ha mai inciso più di tanto sulla regione, l’età non comporta ulteriori chiamate di appello. Per Giovanni Lolli, la cui faccia irradiata dalla tv al momento dei risultati era tutto un programma, le possibilità ulteriori non mancheranno. Anche se, e questo il risultato elettorale lo ha detto chiaramente, per la “generazione che voleva tutto e subito ma non la ottenne o seppe ottenere”, forse sarebbe il caso di passare la mano e mettere la propria esperienza a disposizione di una generazione diversa e più giovane. Infine, malinconico tramonto dell’Udc, che affonda con l’intera lista Monti. Per un partito fino a poco tempo fa sugli scudi, che a Sulmona voleva essere determinante per le prossime elezioni comunali e puntare a portare un consigliere regionale all’Emiciclo aquilano è un pessimo risveglio.

postato il 2/3/2013

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Commenti
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Postato da senti a me alle 1:23 di domenica 10 Marzo 2013
i dissidenti dell'Udc sono pure peggio dei trombati...tra teatrini portati in scena prima del voto, é giunto come la ciliegina sulla torta l'analisi del voto di De Laurentiis, un altro in cerca di riciclo-emiciclo




 

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