Raffaella Di Girolamo

Zac7 - Il giornale del Centro Abruzzo

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gRaffa



gRAFFA come graffetta, di quelle di metallo che tengono uniti più fogli. Credo che solo una graffa possa tenermi unita alle alte teste pensanti che scrivono su questo giornale. (La verità è che mi piaceva molto il gioco di parole RAFFA/GRAFFA, ma non mi sembrava un ragionamento affascinante da scrivere). Il Grand. Dir. Cap. Imper. Megalatt. di questo giornale, che da questo momento chiamerò semplicemente Patrizio, mi ha letta su un social network e mi ha invitata a scrivere alcune delle mie elucubrazioni in un blog. Sebbene questa proposta abbia portato la mia autostima alle stelle, non ho accettato immediatamente, un po' per tirarmela e un po' perchè il nome del giornale non mi aveva messa subito a mio agio: "ZAC 7". Ogni volta mi viene da dire: -AHIA! Di solito, quando una parola mi suona strana, provo a leggerla al contrario per vederla da un'altra angolazione ed addolcirla, ma con ZAC 7 il risultato è stato disastroso. Per fortuna è intervenuta mia figlia, che ha esclamato: "ZAC, come l'attore ZAC EFRON!!" e così le mie associazioni elucubranti si sono chetate. Se il solo nome della testata è riuscito a strapparmi un sorriso, questa non potrà che essere un'esperienza positiva per me, che per la prima volta nella vita mi metto in gioco e spero anche per voi (sovente faccio l'effetto "Meno-male-qualcuno-sta-messo-peggio-di-me"). Non parlerò di cultura, politica, sport, arte o musica. Descriverò semplicemente quello che vedo quando prendo il mio caleidoscopio e mi guardo intorno, ma se aguzzerete la vista e proverete a leggere tra le righe, riuscirete a trovare nei miei post la cultura, la politica, lo sport, l'arte, la musica e la tauromachia. Mi chiamo Raffaella, ho 42 anni, non ho mai preso una multa (leggi=non guido l'auto), ho un marito, due figli e una cavia peruviana; in un'altra vita sono stata un'abile cuoca, ma non in questa; mi piace scherzare e bere l'amaro abruzzese; odio le maglie con le maniche a 3/4; da grande vorrei essere come mia figlia; ho qualche problema col "fanciullino che è in me", che spesse volte esce fuori e prende il sopravvento; uso il rimmel per capelli (che applico tenendo la lingua fuori dalla bocca per prendere meglio la mira) e non riesco mai a concludere gli elenchi, che mi escono sempre troppo lunghi.


Dalla scorsa primavera siamo stati invasi dai cibi personalizzati: prima la più nota bevanda gassata e ora la cioccolata spalmabile per eccellenza portano il nostro nome e, se ci chiamiamo Aldobrando o Cunegonda, dobbiamo accontentarci di una scritta più generica nella quale ritrovarci come "Amore", "Amicizia", "Principessa", "Vattelappesca". Pare che questi articoli riscuotano tanto successo: al supermercato è più facile trovare due Maria che si accapigliano per impossessarsi dell'ultima bottiglia di cola con il loro nome; che due massaie in lotta per accaparrarsi il miglior taglio di carne a suon di "C'ero prima io". E' come se il pensiero che un alimento porti nostro nome, renda più piacevole il peccato di gola e scontabile con un numero inferiore di addominali. Non si può certo rimanere indifferenti al barattolo di cioccolata che, nel buio della notte, ammicca il nostro nome dalla dispensa. L'alimento che si chiama come noi ci identifica, ci appartiene, ci fa sentire importanti manco fossimo Silvia, quella che piaceva a Leopardi e invece siamo solo protagonisti inconsapevoli e non pagati di un maxi spot pubblicitario, che divulghiamo a costo zero sui social network, per mezzo di foto che ci ritraggono golosi, felici e libidinosi, mentre beviamo e spalmiamo noi stessi su una fetta di pane. Le camicie cifrate fanno antipatia e puzzano di snob, ma una bevanda con il proprio nome attrae e spinge all'acquisto ancor più delle t-shirt che tanto sono andate di moda questa estate, che invece del nome fornivano una indicazione delle proprie caratteristiche morali: "Stasera non bevo", "Oggi faccio la brava, forse", "Senza t-shirt sono ancora meglio", "Porgi i miei saluti a tua sorella". Ora devo andare: ho finalmente trovato la cioccolata "Alessandro" e posso terminare la collezione di barattoli con in nomi dei consiglieri comunali. Evviva!


postato il 12/10/2013 alle ore 22:37

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