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Futuro Semplice, Andare a bottega: il talento e le generazioni



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Quando penso alla Bottega, penso a quei dipinti che raccolgono la mano di tanti artisti. Alcuni sono rimasti sconosciuti, altri hanno superato i maestri, ma tutti hanno avuto l’opportunità di partecipare, apprendere e misurare il proprio talento con i grandi. La bottega non è solo il luogo in cui si apprendono, osservando e provando, le attività manuali necessarie ma insieme si vede, si sente, si respira l’ “arte del mestiere”. La distanza che si è venuta a creare tra le generazioni sembra precludere questa possibilità. Da un lato si vive di più, si fanno figli più tardi e la distanza di età tra nonni, genitori e nipoti sono molto aumentate (la mia bisnonna è diventata nonna a 36 anni), dall’altro lo sviluppo tecnologico ha prodotto modi di vivere, lavorare e di comunicare molto diversi (la mia nonna è nata in una casa senza luce elettrica e telefono, … ). E, soprattutto, “non esiste artigiano che possa estrarre un circuito integrato dal silicio”. (G.MINATI, Knowledge, Management, Computer: tre dimensioni della Società Post–Industriale, Soiel International, Milano 1986, pag. 229), quindi è difficile immaginarsi un luogo dove il talento si alimenta dell’osservazione e del lavoro comune, nell’apprendistato.
Quale tipo di affresco possiamo immaginare che si possa realizzare oggi? In realtà fu la fabbrica a ispirare i pionieri del computer. Il matematico Pruny (1755-1838), impegnato nella realizzazione delle tavole logaritmiche, si rese conto che per l’impresa un uomo solo non sarebbe mai bastato. Dopo aver lette “la ricchezza delle nazioni di Adam Smith” poté immaginare un’intera fabbrica di matematici in grado di produrre il risultato. Fu Babbage poi nel 1822 a progettare una macchina, alimentata in modo meccanico tramite il movimento di una manovella, che avrebbe fatto girare gli ingranaggi in grado di eseguire operazioni aritmetiche. Solo l’avvento dell’elettronica permise di dar vita al progetto.
Ed è stata poi una donna, Ada la figlia di Lord Byron, fortemente osteggiata nei suoi studi scientifici, appassionatasi agli studi di Babbage, a scrivere quello che tutti ritengono essere il primo esempio di software, immaginando “come” istruire la macchina a effettuare il calcolo e molto altro ancora. Conoscenza, managerialità, computer sono le chiavi di questo racconto. La formazione può fornire “la bottega” nella quale, nella relazione di apprendimento, nell’incontro tra talenti diversi, è possibile sviluppare progetti difficili anche solo da immaginare da soli.
I dispositivi che utilizziamo oggi non si prestano a essere smontati come un violino per vedere come è fatto ma anche un violino non è l’insieme dei suoi pezzi. Dove sta l’arte del liutaio? Come alimenta il mio talento?
Possiamo imparare una diversa arte dello smontare. Ad esempio non arriviamo da nessuna parte smontando un computer pezzo per pezzo, ma possiamo smettere di accontentarci di quello che usiamo andando oltre il puro funzionamento.

Renza Cambini architetto e formatore @FuturoSemplice

Scrivici se vuoi saperne di più: info@futurosemplice.eu


postato il 17/9/2020 alle ore 12:25

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