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Zac7 - Il giornale del Centro Abruzzo

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Il fascino dell’orrido

A cura di Nicoletta Romanelli, Psicologa, Criminologa e Psicodiagnosta

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È arrivato da poco ad agitare i sonni di grandi e piccini Huggy Wuggy, mostruoso personaggio blu elettrico, dalle braccia lunghissime e dal ghigno malefico che mette in bella mostra una dentatura tanto affilata da fare invidia a un barracuda. Arriva dritto dritto dal web e la sua canzoncina inquietante è già diventata un tormentone.
Huggy Wuggy dall’abbraccio mortale spopola sui social e nei negozi di giocattoli, giungendo addirittura sulle bancarelle delle fiere di paese ma di certo non è proprio il classico peluche (dire brutto è poco!) da regalare ad un bambino di 4-5 anni per conciliare un riposo sereno. Proviamo, dunque, a far luce su questo ennesimo fenomeno di costume, destreggiandoci in un ginepraio di bambini nel panico e di genitori in evidente allarme. Huggy Wuggy è il villain del noto videogioco horror Poppy Playtime, pensato per un pubblico adolescente ma diventato assai popolare anche tra i più piccini grazie a video virali di youtubers come i Me contro Te e per la diffusione su piattaforme di gioco solitamente a loro dedicate, come ad esempio Roblox.
La Polizia Postale, a seguito di numerose segnalazioni, ha oscurato alcuni video ed ha diffuso una sorta di vademecum per i genitori, consigliando l’attivazione del Parental Control su tutti i dispositivi utilizzati dai minori tablet, computer, smartphone, ribadendo la necessità di rispettare le regole in rete e di valutare attentamente quali contenuti proporre ai propri figli. Huggy Wuggy è, infatti, soltanto l’ultimo di una lunga serie di personaggi controversi, protagonisti di videogiochi destinati ad una platea di gamers adolescenti. Si pensi, ad esempio, a Resident Evil, GTA, Call of Duty, God of War, … accessibili a quasi tutti i bambini anche se rivolti ad un pubblico decisamente adulto.
Esiste un metodo di classificazione europeo dei videogiochi detto PEGI (Pan European Game Information) definito da due parametri, età e contenuto, raffigurati chiaramente attraverso una legenda collocata di solito sul retro del videogioco. Un PEGI +12 può indicare violenza moderata, raffigurata in forma non realistica o non dettagliata, può contenere sequenze horror moderate/immagini inquietanti con presenza di sangue, non particolarmente spaventose ma comunque in grado di generare ansia nel giovane giocatore. Altresì c’è la possibilità di imbattersi in linguaggio scurrile e contenuti di carattere sessuale allusivo ma raffigurati alla stregua di cartoni animati. Huggy Wuggy, ad esempio, ha un PEGI+12 dunque è consigliabile che il gamer abbia dai 12 anni in su.
Ma il punto non è il videogioco in sé. La questione è ben più profonda in quanto esplicativa del ruolo che spetta all’adulto nell’educazione dei figli e cioè accompagnare concretamente i minori nel processo di crescita e fornire strumenti per la decodificazione della realtà. A volte i genitori non conoscono la natura dei prodotti che propongono ai propri figli, altre volte, invece, poco se ne curano purché il pupo di turno stia zitto e buono o segua tutte le tendenze in voga in quel momento.
Le fiabe sono popolate da personaggi spaventosi e malvagi: draghi, streghe, orchi … erano il pane quotidiano per gli eroi della nostra infanzia e loro, i buoni, riuscivano a sconfiggerli. Oggi, al contrario, c’è una vera e propria “esaltazione del brutto”, inteso come accezione metaforica del male che vince sul bene, nella raffigurazione dell’aspetto orrorifico e macabro del vivere. L’elogio del brutto come vincente, come potenza fagocitante che distrugge e annichilisce.
Nel corso degli ultimi anni educatori e psicologi si sono cimentati con una molteplicità di fenomeni social(i) quali Jonathan Galindo, noto anche come Pippo Deformato, che suggestionava i minori invitandoli ad intraprendere challange pericolose, evocanti atti autolesivi e condotte parasuicidarie, Blue Whale, dove nel vincolo della più assoluta segretezza, bambini e adolescenti erano incoraggiati a scarificarsi e tagliarsi, incidendosi segni sulla pelle, fino ad arrivare alla variante esoterica Charlie Charlie, una sorta di tavola Ouija fai da te, che induce i bambini a rudimentali sedute medianiche con spiriti e fantasmi. Lo sdoganamento di internet ha agevolato una fruizione più individuale della rete per lo più attraverso tablet e smartphone, cosa che, in passato, non accadeva in quanto il computer (così come il caro vecchio telefono!) “fisso” era posizionato in un luogo di socialità della casa, in salotto o in cucina e, dunque, permetteva un maggior controllo parentale ed un confronto con i genitori su contenuti visionati e tempi di utilizzo del mezzo tecnologico. Ad oggi, invece, i bambini sono allevati a “pane e smartphone” ed è frequente che sin da piccolissimi siano usi al gaming on line, all’utilizzo di piattaforme e social quali Instagram, TikTok, Twitch, Snapchat, … ma la fruizione individuale delle risorse della rete, senza la mediazione dell’adulto, espone i minori al rischio di non essere sufficientemente pronti per elaborare e comprendere i contenuti visionati oppure ad un’accettazione acritica e amorfa di quanto diffuso dal web o ancor peggio al pericolo di adescamento in rete.


postato il 25/5/2022 alle ore 19:29

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