di Chiara Buccini

Zac7 - Il giornale del Centro Abruzzo

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Editoriale

Oggi è un giorno triste. Perché chiude una testata giornalistica. Primadanoi.it, la prima testata regionale online fondata, esattamente 13 anni fa il 26 settembre 2005, dal collega Alessandro Biancardi che l’ha diretta fino all’ultimo, oggi si spegne. La libertà di informazione è un diritto sacrosanto così come dovrebbe essere sacrosanto il diritto di poter informare. Ma troppo spesso non è così. E una testata giornalistica che scompare rappresenta una parte di libertà che viene meno. “E’ la fine di un sogno che si è trasformato in un incubo” scrive il direttore Biancardi “poiché spesso siamo diventati noi il nemico di troppi e il bersaglio da colpire. PrimaDaNoi.it muore per asfissia lentissima: un quotidiano vive di pubblicità ma siamo stati bravini a raccogliere quella nazionale e pessimi a convincere gli imprenditori sotto casa. Chissà perchè...
PrimaDaNoi.it muore per l’isolamento nel quale è stato relegato solo perchè siamo stati “cattivi” con i potenti e qualche difficoltà (piccolissima) in questi lunghi anni gliela abbiamo pure creata. PrimaDaNoi.it muore perchè in questa terra, oggi, la verità, l’informazione, il giornalismo d’inchiesta non sono ritenuti ancora beni vitali dal cittadino comune”.
È questa una parte del lungo sfogo del collega con cui annuncia la chiusura della testata giornalistica. A stupire, però, è l’ipocrisia. L’ipocrisia di un sistema che lascia troppo spesso soli i giornalisti. Nei giorni scorsi abbiamo appreso della sentenza del tribunale di Chieti che ha reintegrato sul posto di lavoro la collega Barbara Orsini che, al di là della soddisfazione della sentenza, ha rimarcato la solitudine in cui ha combattuto la sua battaglia legale e non solo. Perché succede questo quando un giornalista perde il contratto: tutti prendono le distanze, e gli ex colleghi pensano: “Uno in meno, stiamo più larghi”. E tutti gli organi, dal sindacato all’ordine professionale, che oggi scrivono documenti a sostegno di Biancardi fanno anch’essi parte del sistema che ha lasciato Biancardi da solo. Che lascia i giornalisti da soli. E i documenti di solidarietà e attestati di stima arrivano sempre troppo tardi. Tra i documenti a sostegno di Biancardi è addirittura arrivato quello del Comitato di Redazione (CdR) di un noto quotidiano abruzzese. Quello stesso quotidiano che, e chi scrive parla con cognizione di causa, rescinde contratti di collaborazione lunghi 15 anni per telefono durante le vacanze di Natale. Così, tanto per divertirsi un po’. Ecco è l’ipocrisia il male della nostra società e, in particolare, della nostra professione. Io voglio continuare a indignarmi, dobbiamo continuare a indignarci perché siamo tutti Alessandro Biancardi. “Non basta indignarsi per “l’ingiustizia del mondo”, come se si trattasse di un vasto panorama… Molto concretamente, l’ingiustizia si presenta alla mia porta, adesso, subito”. (Stéphane Hessel)


postato il 26/9/2018 alle ore 18:05

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