di Chiara Buccini

Zac7 - Il giornale del Centro Abruzzo

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Editoriale

Da venerdì scorso siamo tutti più poveri. Il territorio è più povero. Perché abbiamo perso un pezzo di verità. Il generale Guido Conti rappresentava per tutti la verità. Perché aveva il coraggio di cercare la verità, di dire la verità. Senza filtri. Senza retorica. Con la sola forza della legge ha sfidato colossi come Montedison e ThyssenKrupp. Ma era anche in grado di intervenire sulla piccole-grandi situazioni della quotidianità, come quando intervenne e si indignò per l’indiscriminato taglio degli alberi in una ex caserma della città e quando intervenne, con determinazione e fierezza, sulla gestione del post incendio nel Morrone. Anche in quel caso, in cui la comunità era sgomenta e smarrita e rischiava di essere preda di strani appetiti, ebbe il coraggio di dire la verità. La montagna ce l’avrebbe fatta da sola a rigenerarsi, a rinascere a nuova vita. Dobbiamo molto a Guido Conti. Al di là della sua appassionata e continua attività per la tutela e la difesa del patrimonio ambientale e contro il malaffare, ci ha lasciato una preziosa eredità. Scegliere la verità. Cercare la verità. Vivere nella verità. Anche se spesso è scomodo percorrere la via della verità. Perché si darà sempre fastidio a qualcuno, perché si scoperchiano interessi troppo grandi. Ma non per questo bisogna smettere di cercare la verità. E Guido Conti questo lo sapeva bene. Georg Cristoph Lichtenberg, scrittore e fisico tedesco vissuto nella seconda metà del Settecento aveva una sua opinione della verità. “È impossibile portare la fiaccola della verità in mezzo alla folla” scriveva “senza bruciare qua e là una barba o una parrucca”. Come a dire tutto ha un prezzo. Anche la verità. Ma la verità non si compra e non si vende.

postato il 23/11/2017 alle ore 23:27

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