Chi va

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Il politico delle feste



E così Sabatino Aracu è tornato nel Centro Abruzzo. Nella terra che, per due elezioni (uninominali) consecutive lo aveva eletto alla carica di deputato, quella stessa terra che, però, aveva dovuto dimenticare presto di avere un onorevole, poiché il buon Aracu aveva preferito far politica in altri lidi. è tornato, Aracu, per portare avanti la sua creatura: “Neve Azzurra”, la festa di Forza Italia a Roccaraso. Un appuntamento importante, che, almeno a lui, assicura la gratitudine dei dirigenti nazionali Azzurri, giunti in forze a fare passerella sul palco dell’ampia sala consiliare del capoluogo dell’Altipiano. Memore del detto del presidente cinese Hu Jintao: «Le carriere politiche si fanno a Pechino e non in Tibet». E poi la Valle Peligna continua a lamentarsi di non avere rappresentanti in alto loco. In dodici anni, Aracu, non si è speso per nessuno dei problemi che attanagliano il territorio che lo ha mandato in parlamento per due volte (e mezzo). Anche in questi giorni di kermesse azzurra, da lui non una parola sui problemi della crisi industriale del Centro Abruzzo; sull’utilizzo dei fondi europei e regionali per l’Alto Sangro; sui problemi del turismo nelle aree montane: è venuto a parlarci o meglio e a farci parlare (più impegnato come era a fare il cerimoniere che il politico) di riforme e accordi in alta quota. E ancora a chiedere le dimissioni di Bassolino per il problema dei rifiuti campani e questo in un paese, Roccaraso, nel quale si è consumato, nell’ambito del centrodestra, uno degli scandali più grossi della politica abruzzese negli ultimi anni. Un paese nel quale l’odore delle infiltrazioni camorristiche nel campo della speculazione edilizia, si avverte anche se nascosta sotto la coltre di neve. Ma, in fondo, Sabatino Aracu, più che un Deputato è uno sportivo. è un politico delle e per le feste e per i grandi eventi. La sua creatura prediletta sono i Giochi del Mediterraneo. Per quelli impiega tutto il tempo, anche quello privato. Per i problemi del territorio (del Tibet) c’è tempo. O meglio: ci pensino gli altri, quelli, sfigati, che non hanno trovato la via maestra per farsi apprezzare nei palazzi di Pechino ed avere così, sempre, a dispetto dei santi, la poltrona salva. grizzly

postato il 19/01/2008

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